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IL…. WATER!

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Il water – chiamato anche, soprattutto nel gergo tecnico, vaso sanitario – è un apparecchio sanitario costituito da un vaso, generalmente in ceramica (ma ve ne sono anche versioni in acciaio, in vetro e in ), destinato allo smaltimento degli escreti di funzioni fisiologiche come la minzione e la defecazione.

* 1 Morfologia e funzionamento
* 2 Tipologie
* 3 Cenni storici

Morfologia e funzionamento

Il water è costituito da un vaso di colletta, tipicamente dotato di sedile (spesso ribaltabile), collegato ad una tubatura di scarico a mezzo di un sifone riempito d’acqua per evitare la diffusione di cattivi nell’ambiente.

Dopo ciascun utilizzo, la parte interna del vaso viene ripulita da un getto d’acqua, di solito proveniente da un piccolo serbatoio, usualmente denominato sciacquone; tale soluzione ha soppiantato progressivamente l’impiego di acqua corrente, in quanto permette di impiegare una quantità adeguata e non eccessiva di acqua ad ogni risciacquo, limitandone lo spreco. Taluni accorgimenti (altezza e conseguente incremento della caduta, direzionamento dei getti) ottimizzano la funzionalità del getto, gli escrementi vengono così spinti dal getto verso la tubatura di scarico fino a raggiungere la fossa biologica  o le fogne e l’acqua contenuta nel sifone viene rinnovata.

Tipologie

I water si distinguono per il tipo di montaggio in:

* vasi con piedistallo, fissati al pavimento, con altezza normalizzata
* vasi sospesi, fissati ad una parete e completamente staccati dal pavimento, con altezza in genere attorno ai 400 mm.
* vasi a parete, altrimenti detti orinatoi.

Le altezze indicate sono in genere comuni a quelle dei bidet montati accanto ai vasi. , e modalità di posa in opera sono di dettagliati standard edilizi in molti paesi, tendenti a favorire una fruizione ottimale del servizio al maggior numero possibile di utenti, contro le possibili differenziazioni biometriche. In Italia, ad esempio, i sanitari per bambini sino a 10 anni debbono avere un’altezza massima di 350 (±10) mm, quelli per disabili e persone affette da dolori articolari e dell’anca di 500 (±10) mm.

Il sistema di lavaggio del vaso assume la denominazione comune di sciacquone. Gli sciacquoni possono essere:

* a cassetta:
o bassa, esterna o incassata a muro, con adduzione dell’acqua a quota prefissata [3], con pulsanti di apertura meccanici, che sempre più spesso consentono di modulare la quantità d’acqua impiegata per ogni singolo lavaggio secondo necessità (in genere consumando circa 3 o 6 litri).
o appoggiata direttamente alla parte posteriore del vaso, con comandi e funzionamento analoghi a quelli delle cassette basse.
o alta o a mezza altezza, esterna, con pulsante di apertura idraulico, sempre meno utilizzate, soprattutto per l’elevato consumo d’acqua che determinano ad ogni lavaggio (circa 9 litri).
* a flussometro; un tubo dell’acqua corrente – incassato a muro o a vista – è collegato direttamente al vaso a mezzo di un rubinetto, generalmente dotato di una molla che ne causa la chiusura automatica dopo esser stato azionato, garantendo così il lavaggio a mezzo di un predeterminato quantitavo d’acqua, in genere maggiore di quello impiegato con i sistemi a cassetta, determinando un maggior consumo di liquido. Per via dei possibili sprechi d’acqua, il sistema a flussometro è sempre meno diffuso.

Il raccordo tra il sifone del vaso e il bocchettone di scarico (generalmente in PVC grigio [4]) può essere disposto verticalmente o orizzontalmente ed è sempre orizzontale nei vasi sospesi. La conformazione del sifone e l’orientamento del raccordo determinano la tipologia di funzionamento dello scarico:

* a cacciata, con raccordo normalmente orizzontale;
* ad aspirazione, con raccordo normalmente verticale.

Cenni storici
Servizi igienici collettivi di epoca romana negli scavi di Ostia Antica
Un vaso sanitario con accessori personalizzati

L’invenzione del vaso sanitario sembra da attribuirsi all’inglese Alexander Cummings.

Sistemi a seduta con risciaquo continuo, per certi versi analoghi ai vasi attuali, erano diffusi nel mondo romano antico. Importanti ritrovamenti archeologici a Ostia Antica, Ercolano, Pompei e persino presso il Vallo di Adriano hanno consentito di evidenziarne anche un aspetto di costume per il quale le azioni esplicatevi si suppongono effettuate collettivamente con naturalità.

Grazie ad una scoperta archeologica pare che in Cina, attorno all’anno 0, fossero usati servizi igienici molto simili agli attuali. In una tomba della dinastia Han (dal 206 a.C. al 24 d.C.) è stato ritrovato un locale con un sistema per sedersi e raccogliere l’acqua[senza ].

In Occidente invece l’invenzione del water viene attribuita allo scrittore John Harington, figlioccio di Elisabetta I d’Inghilterra. Il vaso era collocato in un piccolo ambiente, denominato water closet che, tradotto in italiano, significa propriamente “ripostiglio per l’acqua”[5] e non vaso sanitario, nonostante water closet e la sua abbreviazione, w.c. o WC, siano spesso usati – sebbene erroneamente – per indicare non solo l’ambiente chiuso, ma lo stesso vaso.

Nel 1590, sir Harlington ideò un marchingegno fornito di un serbatoio a torre contenente acqua. Un rubinetto a mano faceva affluire l’acqua in un serbatoio più piccolo, mentre una botola a valvola faceva defluire l’acqua di scolo in un pozzo nero.

L’invenzione destò interesse nel pubblico, ma Harlington ebbe la sventurata idea di parlare del progetto in un suo libro, contenente allusioni di cattivo gusto. Le divagazioni allusive non piacquero alla regina Elisabetta, che bloccò la realizzazione del rudimentale vaso sanitario e non volle più saperne dell’ingegnoso figlioccio.

Il water rappresentò un importante progresso igienico in quanto consentì di liberarsi in modo efficiente di materiali ad alto contenuto batterico che altrimenti potrebbero favorire l’insorgenza e la diffusione di malattie ed infezioni nonché la prolificazione di topi e insetti.

Nel Medioevo, quando era sconosciuto il water e non erano sistematicamente diffuse le fognature, gli escrementi erano generalmente depositati in vasi di coccio spesso vuotati direttamente dalle finestre, trasformando così le strade cittadine in luoghi maleodoranti e in cattive condizioni igieniche.

FONTE WIKIPEDIA

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