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12dic

SUCCESSI – L’ARTE SULLA TAVOLETTA DEL WATER

ARREDAMENTO BAGNO

Alla galleria Artré una collezione originale di dipinti, oltre un centinaio di pezzi realizzati a tecnica libera su un particolare e intimo supporto: il sedile del water. Fantasia in bagno a cura di Bruna Solinas: dai Beatles alla Coppa, del Mondo.

“La coppa del mondo”, “Omaggio a Frank Zappa”, “Tutti i membri del Parlamento”, “La traversée difficile”, “Trono del poeta”: tutti cessi. Chi la tavoletta soltanto, chi la coppa, chi il coperchio: quarantacinque artisti italiani si confrontano con il wc. Sonorizzata con scrosci di sciacquone, alternati a inni liturgici, si apre, alla galleria “Artrè” di piazza delle Vigne, a Genova, “Suc-c-cessi”, curata dall´architetto Bruna Solinas. E mercoledì prossimo la battezzerà personalmente l´importante storico dell´arte Arturo Schwarz, pioniere in Italia negli studi su Dada e Surrealismo.

Fontana, cloaca, cesso, comoda, trono, orinatoio. Troppo facile scomodare Marcel Duchamp, che nel 1917 propose di esporre un orinatoio di porcellana alla Società degli artisti indipendenti di New York, intitolato “Fontana”. Ma quello era un ready-made, il gesto d´artista stava nella ricollocazione decontestualizzata di un oggetto d´uso. Non era diverso, dalla famosa ruota di bicicletta. Troppo facile scomodare, Dada e i bizzarri avventori del Cabaret Voltaire di Zurigo, che dal 1914 si riunirono intorno al geniale Tristan Tzara. E neppure Piero Manzoni, c´entra. Con i suoi 90 barattoli di “Merda d´artista” da trenta grammi, 1961.

Non suscita ovviamente nessuno scandalo, una mostra di wc. Se Dante, giusto settecento anni fa, ha messo «cloaca del sangue e della puzza» nel bel mezzo del XXVII canto del Paradiso. Per di più facendolo dire a San Pietro. O, più recentemente, il grande Sandro Penna si divertiva a descrivere il piacere di fare pipì nel «fresco orinatoio alla stazione». Alla galleria nazionale d´arte moderna di Roma, due anni fa, otto artisti decisero di esporre proprio nei wc del museo. O a Zurigo, un´artista installò, poco più di anno fa, un gabinetto trasparente in mezzo a una piazza, pare molto frequentato.

“Su-c-cessi” parte proprio dal wc, come punto di osservazione del mondo. E di riflessione su di esso. Risultato: un centinaio di graffi sulla fragile superficie della società, dei disvalori contemporanei. Il successo, la velocità, il mercato. E la mostra è già stata richiesta in Polonia e a Berlino. Da Caminati a Di Vinci, dalla Galante a Nazzaretto, da Galletta alla stessa Solinas a Rodolfo Vitone. Chi l´ha riempito di spilli (”Prototipo per fachiro”), chi l´ha usato come specchio dell´anima, chi l´ha flesso, torto, impacchettato, chi l´ha trasformato in lampada di design, chi ci si è sfogato sopra, come fosse un moleskine. Chi invece il cesso no, e ha preferito la carta igienica. «Io ho messo in evidenza un buco semantico», ride serissima Daniela Kalepiros Zampini, una delle autrici. C´è il “Christmas Cess”, accordato alle stelle luminose che oscillano in piazza delle Vigne, e l´omaggio agli anni Settanta, “Cesso matto”. O il “Cessongo”, coperto da una pelle tesa e accordata, come un bongo.
«È cominciato tutto da alcune mie sventure di salute – spiega Solinas – allora ho pensato di reagire con la creatività, che è forza, anche rabbia, di vita». Ha cominciato a telefonare a tutti i suoi amici artisti: «”Passi in galleria a prenderti un cesso?”, dicevo davvero così e sono venuti tutti. “Riportamelo dopo che ci hai lavorato su”, e sono ritornati, anzi si sono aggiunti altri artisti stuzzicati dall´idea». Artisti navigati, come Caminati, e giovani, le opere dell´uno accanto a quella dell´altro: «In questa città bisogna lasciare spazio ai giovani, che hanno buone idee, molto migliori delle altre», punta il dito Solinas.

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